A POTENZA IL PRIMO

FESTIVAL DELLA DIVULGAZIONE

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Si svolgerà a Potenza dal 4 al 6 novembre la prima edizione del “Festival della Divulgazione“. Sarà un momento intensivo per approfondire temi, far incontrare idee, stimolare riflessioni, allargare la partecipazione, con la speranza di contribuire in maniera decisiva a realizzare una società della conoscenza legata ai territori e aperta al mondo.

Come visibile dal programma presente sul sito ufficiale dell’evento, è un progetto molto articolato, costituito da diverse tipologie di incontri, momenti di approfondimento, studio e anche di svago. Nelle giornate, che si terranno all’ Unibas – sede Francioso, tra gli ospiti più significativi, l’ex Ministro Bray, il Direttore Centro Studi Città della Scienza Pietro Greco, il Vicedirettore de l’Espresso Marco Damilano, l’astrofisico Amedeo Balbi, il pittore iperrealista Emanuele Dascanio.

Nelle serate, che si terranno, invece, al Centro per la Creatività Cecilia di Tito, avremo il Cinema, con il documentarista Alessandro Piva, la Musica con i Mokadelic e le loro colonne sonore di Gomorra, ed infine, la scienza ed il Teatro con l’immunologo del San Raffaele Roberto Burioni e la Compagnia del sole con uno spettacolo su Leonardo Da Vinci.

Clicca qui per scaricare il programma del festival.

 

ManifestoCultura aderisce alla manifestazione del 7 maggio a ROMA

insieme a emergenzacultura.org

 

emergenza

ManifestoCultura aderirà alla manifestazione organizzata da “emergenzacultura.org” che si terrà il prossimo 7 maggio a ROMA. Il nostro gruppo si riconosce nelle richieste portate avanti dai promotori della manifestazione. Essa si propone di raccogliere il dissenso di chi ritiene che gli ultimi decreti governativi mettano a serio rischio l’articolo 9 della Costituzione Italiana.

“Chiediamo che si rinunci al ricorso a legislazione d’emergenza e di urgenza per aprire le porte alle devastanti Grandi Opere, come prevede lo Sblocca Italia”. E’ questo l’esordio del documento dal titolo “Salviamo l’art.9!” presente sul sito di emergenzacultura.org.

“Al governo […] chiediamo invece che venga studiata, finanziata, avviata l’Unica Grande Opera utile, anzi vitale per il futuro del Paese: salvare il territorio, risanarlo, metterlo in sicurezza sia dal punto di vista idrogeologico che dal punto di vista sismico” continua il documento, aggiungendo poi delle parentesi legate alla riforma Franceschini, ritenuta pericolosa per la sopravvivenza dell’apparato culturale dell’intero Paese.

“Chiediamo che si torni indietro rispetto all’idea cardine della Riforma Franceschini: la miope e pericolosissima separazione radicale tra tutela (di fatto annullata) e valorizzazione (di fatto trasformata in mercificazione). Chiediamo che si interrompa il processo di trasformazione dei musei statali in fondazioni di partecipazione aperte agli enti locali e ai privati”.

Tra le richieste presenti nel documento anche quella di “sospendere l’attuazione dello Sblocca Italia, della Legge Madia e delle riforme Franceschini”, con particolare attenzione per i capitoli legati alle assunzioni, agli investimenti per istruzione e ricerca e alla proposta di introduzione della storia dell’arte già dal primo anno delle scuole superiori.

Come riportato dal sito stesso di emergenzacutura.org, “l’iniziativa si articolerà in due momenti: il primo sarà un incontro di riflessione e denuncia, che si terrà a Roma nel pomeriggio del 6 maggio, in sede da definire”, mentre “il secondo momento sarà la manifestazione di piazza di sabato 7 maggio”. Sul sito www.emergenzacultura.org il documento completo e maggiori dettagli sulla manifestazione.

ManifestoCultura sarà a Roma con una sua delegazione.

Il Consiglio Nazionale MC

 

 

 

ManifestoCultura per Paolo Verri

ancora alla guida di Matera2019

 

Nei giorni scorsi è partita una grande e bella mobilitazione a favore di Paolo Verri, ovvero il “timoniere”, l’artefice del miracolo di Matera2019. Per chi avesse perso qualche passaggio, Paolo Verri, torinese con un curriculum pieno di incarichi importanti e di riconoscimenti per serietà, professionalità e competenza, è stato chiamato dal neo eletto presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, per dare qualità al suo lavoro in regione chiedendo al Manager di entrare nel ventaglio dei super-Manager della regione, precisamente a capo dei suoi dipartimenti regionali, uno di questi dedicato proprio alla “cultura e al turismo”, settore ormai che fa da traino in Puglia e sul quale Emiliano vuole puntare ancora forte.

La scelta di Emiliano, avvenuta a quanto pare in un incontro svoltosi in luglio, è ricaduta su Verri anche per l’ottimo lavoro svolto nella vicina Matera, città che è balzata negli ultimi tempi sulle copertine delle testate di tutto il mondo per essere divenuta la Capitale Europea della cultura. Un riconoscimento che ha visto Paolo Verri non solo regista, ma anche grande motivatore e uomo di alta competenza, per una terra che spesso ha rinunciato a credere nelle proprie possibilità (e ve lo dice un lucano trapiantato in Puglia). Per queste sue enormi qualità Verri ora è conteso da due Regioni gemelle, Puglia e Basilicata, e la mobilitazione web di domenica 11 ottobre, che ha raccolto circa duemila firme in 24 ore, (e di noi di ManifestoCultura e StoriaMeridiana siamo stati tutto il pomeriggio a invitare la gente a firmare la petizione) raggiungendo adesioni da ogni parte d’Italia (e non solo) la dicono lunga. Buona parte del mondo della cultura, ma anche il semplice cittadino interessato a queste dinamiche, vede in Verri l’occasione per dare continuità ad un progetto di crescita per Matera2019. Insomma, non soltanto progetti e idee, ma anche concretezza e attuazione di quel programma e di quelle relazioni istituzionali che grazie a Verri possono raggiungere un certo livello. Perché quindi spostare una professionalità che ha fatto nascere e crescere questo progetto?

Premetto che Verri, e parlo a titolo spudoratamente personale, farebbe molto comodo ad un territorio come quello pugliese, sul quale ho il privilegio di vivere e lavorare. Ma bisogna anche essere obiettivi e non lasciare progetti incompiuti per logiche politiche o amministrative. Sappiamo che Verri è un uomo dalla grande moralità e di certo non si è venduto per denaro. Se ha accettato l’incarico sarà stato certamente per una questione professionale e di “autonomia lavorativa”, di opportunità. Forse meccanismi ed equilibri che a Matera non è riuscito a trovare o ad ottenere? Parlo per ipotesi, non sono dentro questi meccanismi e non voglio accusare nessuno. Ma il governatore Pittella deve, se ha a cuore il futuro di quella che si appresta ad essere la più grande vetrina per la Basilicata nella sua storia recente, farsi sentire, cercare di ricucire il rapporto, tentare di riportare Verri a Matera oppure, cercare una mediazione.

Si è parlato di un doppio incarico, uno ufficiale a Bari e uno di supervisione a Matera. Due città “divise” da una lingua d’asfalto di 65 chilometri, nemmeno un’ora di auto. Sarebbe così impossibile? A Pittella e a Verri, al loro buonsenso, è riposta la nostra speranza.

Nell’Italia dei duplici incarichi, inutili, dispendiosi, poco chiari, quella di Verri sarebbe una manna per un territorio che dal punto di vista politico-amministrativo, tra l’altro, viene ridipinto come potenzialmente unito nell’epoca del riordino degli enti locali.

Che Emiliano stia già preparando ad accogliere Matera nella sua super Regione? Fantapolitica, è vero… ma mica troppo!

Noi vogliamo Paolo Verri ancora a Matera2019, in qualsiasi forma. Lo merita lui, lo merita Matera e la Basilicata, lo merita la cultura italiana.

Vito Telesca (Cons. Naz. ManifestoCultura)

telesca@manifestocultura.it

@vitelesca

Pb: 12/10/15

 

 

 

 

 

WEAREGENIO crowdfunding e il successo della cultura sociale.

Obiettivo raggiunto!

 

(Riceviamo e pubblichiamo) Siamo lieti di informarvi che la campagna #adottaunamaiolica ha raggiunto l’obiettivo prefisso, la cifra minima necessaria ad avviare il progetto di restauro delle 2.600 mattonelle ancora non esposte. GRAZIE A TUTTI!          
Felici per il traguardo raggiunto, vi annunciamo che non ci fermeremo qui: c’è tantissimo lavoro che potremo fare con ogni donazione che riceveremo.
Vi aggiorneremo sugli sviluppi del progetto, sui lavori di restauro che cominceranno a brevissimo.
Realizzeremo insieme la più grande collezione di maioliche italiane: un’eccellenza italiana con sede a Palermo, meta di turisti da tutto il mondo e la racconteremo tramite il blog e la pagina Facebook di WEAREGENIO

Il primo step della campagna si concluderà il 7 settembre 2015, ma continueremo la raccolta fino al giorno dell’inaugurazione che avverrà il 5 dicembre 2015.
Abbiamo in mente molte idee, seguiteci per scoprire cosa faremo insieme.

#ADOTTAUNAMAIOLICA non è solo una campagna di crowdfunding per realizzare la più grande collezione di maioliche italiane al mondo, è un’iniziativa a tutela della cultura. Rappresenta l’esempio che ognuno di noi può dare per dimostrare che è possibile salvaguardare la bellezza compiendo un piccolo gesto. Perché i beni culturali sono nostri ed è nostra anche l’opportunità di migliorarli.Questa è la scommessa di Pio Mellina e di WEAREGENIO, un team di professionisti volontari che ha trovato nel progetto di Stanze al Genio quest’ispirazione e ha deciso di darvi un contribuito ideando, lanciando e curando la campagna di crowdfunding: Giuseppe Castellucci, Antonio Macaluso, Dario Marino ed Eleonora Lo Iacono – con il sostegno di VediPalermo, Eidon Videocomunicazione, Neu [nòi] Spazio al lavoro e Terradamare Cooperativa Turistica – hanno donato a Stanze al Genio il proprio tempo in omaggio a questo tesoro consegnato alla città, facendosi portavoce di un messaggio: si può creare e salvaguardare un patrimonio condividendolo con tutti, creando un modello innovativo di gestione e condivisione all’insegna della sharing economy.

Un’iniziativa che si associa perfettamente al crowdfunding civico: con una piccola donazione possiamo costruire il bene comune come può essere appunto dare la possibilità a questo collezionista di raddoppiare gli spazi della sua casa museo e nello stesso tempo dare la possibilità ai turisti e agli appassionati di ammirare una collezione unica al mondo 365 giorni l’anno.
Abbiamo lanciato la campagna per raccontare tutto questo.
Con l’idea di fondo che un museo, una galleria, un monumento, una biblioteca, non siano solo un patrimonio statico da contemplare ma il motore stesso della propria tutela, si può ridare senso all’antico, sviluppare intorno alla comunità spazi capaci di creare relazioni e contaminazioni, in cui si sperimenta, si collabora, si condivide.
In uno scenario del genere, la cultura afferma il suo senso contemporaneo: il bene artistico, non più luogo elitario, diventa un vero e proprio catalizzatore sociale della cultura, anteponendo la persona, l’importanza della sua esperienza, le relazioni che ne derivano.
Stiamo progettando attività, eventi, laboratori, incontri, azioni di guerriglia, spazi per il gioco e l’infanzia, per consentire una fruizione più coinvolgente dei beni culturali, ispirati dall’idea che un luogo come Stanze al Genio con la sua gestione condivisa degli spazi museali e di vera e propria conversazione con il museo, sia capace di attrarre idee, desiderio di conoscenza, attivare energie e collaborazioni, risvegliare immaginazione e creatività, unire spazi e linguaggi artistici, creare un ponte civico proprio come è riuscito, con la campagna di WEAREGENIO, a coinvolgere la “folla” del crowdfunding per finanziare i lavori di restauro e dare il via a questo flusso benefico.
Vogliamo raccontare in modo nuovo le eccellenze, per renderle più vicine e comprensibili, usando strumenti culturali e digitali, un movimento virtuoso che sprona a investire il proprio talento all’interno della comunità cittadina, in cui la personalità del bene culturale si espande insieme alla personalità del visitatore-fruitore-partecipante.

Vogliamo spezzare le abitudini, sancire un’alleanza tra cultura e cittadino, perché le persone si riapproprino dell’arte e la proteggano, stiano in prima fila quando ha bisogno di sostegno. Abbiamo sperimentato che si può fare e vogliamo continuare.
Crediamo che la cultura possa essere reinterpretata, che il sapere artigiano possa essere tramandato in spazi d’incontro tra innovazione e tradizione.

Questa è l’evoluzione della scommessa di WEAREGENIO per i prossimi mesi: fare economia della cultura sociale.
#WEAREGENIO _Palermo Crowdfunding insieme a Stanze al Genio.   
www.wearegenio.com www.indiegogo.com/projects/wearegenio

Pb: 04/09/15 Red

 

 

A favore della riproduzione libera e gratuita con mezzo proprio in archivi e biblioteche

(nel rispetto delle norme a tutela della privacy e del diritto di autore) 

Facciamo nostra un’interessante iniziativa che ci sta molto a cuore: la fruizione delle fonti archivistiche negli archivi di Stato (e non) e delle biblioteche. Purtroppo l’Italia paga lo scotto di anni di arretratezza in termini di digitalizzazione e open-data nelle fonti archivistiche e i ricercatori e gli storici sono costretti a “prenotare” la consultazione delle fonti che non è, per una buona parte dei casi, ancora nemmeno archiviata, catalogata e messa in sicurezza. Solo una piccola parte delle fonti storiche, poi, attualmente è stata digitalizzata. Il ritardo è causato sia dall’enorme patrimonio a nostra disposizione (per fortuna) ma anche da mancanza di fondi e di personale adoperato per questo scopo. L’iniziativa, riportata in basso, consente (nelle condizioni massime di sicurezza, privacy e di legalità) di fotografare le fonti in autonomia (in loco ovviamente), rendendo il patrimonio archivistico alla stregua del patrimonio architettonico, artistico e paesaggistico.

Per questo sosteniamo l’iniziativa. Pertanto riceviamo e pubblichiamo.

Vito Telesca – Cons. Naz. ManifestoCultura

“L’Art Bonus l’anno scorso aveva concesso la libera riproduzione per scopo di ricerca a tutti i beni culturali. Un emendamento ha però in seguito escluso i beni archivistici e bibliografici, con un risultato paradossale: oggi ai turisti è concessa libertà di selfie nei musei, mentre i ricercatori in archivi e biblioteche sono costretti a rivolgersi a ditte private convenzionate (con dispendio di tempo e denaro), oppure, negli istituti dove è consentito scattare foto autonomamente, la riproduzione con mezzo proprio è soggetta ad una tassa di importo variabile.
Il movimento “Fotografie libere per i Beni Culturali” mira a rendere libera e gratuita la riproduzione a distanza, tramite fotocamera personale (o smartphone), delle fonti storico-documentarie disponibili in via ordinaria alla diretta consultazione in archivi e biblioteche nel rispetto dell’integrità del bene e delle norme a tutela della privacy e del diritto di autore. Il ripristino dello spirito originario del decreto Art Bonus agevolerebbe la ricerca scientifica condotta ogni giorno da centinaia di ricercatori e professionisti dei bei culturali già costretti ad operare in condizioni economiche assai precarie, spesso armati della sola passione. La riproduzione libera e gratuita, che è già realtà ai National Archives (UK), alle Archives Nationales de France e da quest’anno anche alla British Library, offre un prezioso supporto alla ricerca dando la possibilità allo studioso verificare in ogni momento e in ogni luogo le proprie trascrizioni con ampia possibilità di condivisione delle riproduzioni, con notevole vantaggio soprattutto per chi è costretto a raggiungere archivi distanti dalla propria residenza”.

Hanno firmato sinora più di 3400 ricercatori da tutto il mondo delle più diverse specialità insieme a numerosi esponenti di spicco personalità della cultura italiana (http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2015/4/123892.html). Libere riproduzioni significa migliorare la fruizione del patrimonio documentario che archivi e biblioteche hanno il compito di conservare, ma anche di valorizzare al meglio, per contribuire allo sviluppo e alla più ampia diffusione del sapere storico.

Per sottoscrivere l’appello:

https://fotoliberebbcc.wordpress.com/category/adesioni-e-contatti/

 

 DAL 19 AL 21 GIUGNO A BOLOGNA SI TERRA’ REUNION
IL PRIMO RADUNO MONDIALE DI TUTTI GLI STUDENTI
DELL’UNIVERSITA’ DI BOLOGNA

Tre giorni di incontri, dibattiti, testimonianze, mostre, spettacoli nei luoghi più suggestivi della città

 CERIMONIA DOTTORATI DI RICERCA

Dal 19 al 21 giugno 2015 avrà luogo a Bologna ReUniOn, il primo raduno mondiale dei laureati dell’Alma Mater, un’occasione di incontro e di dialogo che, nel nostro Paese, non ha precedenti. Un’iniziativa che si propone di creare non solo un momento di ritrovo e di festa all’insegna del ricordo e dei ricordi, ma anche un’occasione di riflessione collettiva sulla storia e sulle sfide dell’Alma Mater, quale emblema di tutto ciò che una grande e vitale Università pubblica può apportare al bene del Paese e dei singoli.
“Sarà un confronto tra chi, formato e partito dalla stessa casa, ha percorso diverse strade e diverse esperienze nel mondo, ma continua a considerare l’Alma Mater luogo di partenza e luogo di ritorno, e pertanto di riflessione sul passato e sul futuro. – spiega il Rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi – Per questo il benvenuto sarà affidato ai versi di Catullo: ‘Partiti insieme per un lungo viaggio, torniamo a casa per diverse vie’”. In basso i PDF scaricabili con i dettagli dell’iniziativa.

(Red)

Comunicato stampa_REUNION_ospiti_def

Scheda_Reunion

L’Università Islamica a Lecce:

SI PARTE!

Partita la Fondazione. Paladini ha già incontroato il Vescovo di Lecce e il Rettore dell’Università del Salento

Non possiamo non accogliere con piacere e gioia la notizia diffusa dai media ieri sera ed anche da StoriaMeridiana: l’Università Islamica a Lecce si farà. Nonostante pressioni, divisioni, pregiudizi e contrasti con la politica locale, pronta subito a dividersi anche su questo tema. Abbiamo, sin da subito, accolto favorevolmente l’iniziativa convinti che l’Islam non sia quel gruppo di estremisti incappucciati che con la violenza, le armi e le distruzioni indiscriminate (anche del Patrimonio storico e culturale), seminano terrore e violenza. Ma sia qualcosa di molto più alto e nobile, rappresentato da una storia millenaria fatta di conquiste scientifiche, letterarie, matematiche e filosofiche. È a quell’islam che l’Università di Lecce vuole guardare, per sopprimere e sovrastare la tetra immagine che i media in tutto il mondo trasmettono di questa cultura dalle mille sfumature (colorate, sia ben inteso). Un mondo che ha affascinato anche i più grandi della storia. La Puglia e il Salento si confermano “ponte” straordinario verso le altre culture e con l’Università siamo convinti che tutto il territorio riuscirà a trarne benefici di ogni tipo. Questa scommessa noi la accettiamo. Ieri ho personalmente avuto contatti con il Prof. Paladini promettendoci di incontrarci per stringere, non solo amicizia, ma magari una collaborazione duratura e custruttiva. Questa è la #culturachevince. Questa è la cultura che a noi piace: quella aperta, libera (soprattutto da pregiudizi) e audace.

Vi riporto un articolo che racchiude la cronaca di ieri e di oggi. Quella di domani sarà ancora tutta da scrivere.

Vito Telesca

Cons. ManifestoCultura

Università islamica, firmato atto costitutivo. Una grande sede nei pressi di Ecotekne

“L’annuncio è arrivato via Facebook, i dettagli saranno illustrati domani in conferenza stampa. Intanto, riferisce Giampiero Khaled Paladini sulla sua pagina, nel pomeriggio di oggi è stato firmato presso uno studio notarile l’atto costitutivo della Fondazione Università islamica di Lecce: esce dunque di scena la Confederazione delle imprese del Mediterraneo, di cui Paladini è presidente, e che è stata la testa d’ariete di questa operazione, per lasciare definitivamente il posto alla fondazione che d’ora in avanti si occuperà di realizzare il progetto. 

Per vederlo realizzato i tempi sono lunghi, quelli necessari all’accreditamento presso il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Intanto però è stato costituito il comitato scientifico che ha una composizione più o meno paritaria tra docenti di fede musulmana e accademici di altra religione, tra cui esponenti dell’Università del Salento e non solo. Appena possibile, ha dichiarato Paladini, potranno partire percorsi di formazione d’eccellenza, progetti di ricerca e gli insegnamenti di quelle materie, come Storia delle religioni o Teologia che fanno già parte dell’ordinamento italiano.

Sulla vicenda, da quando i propositi dell’imprenditore salentino convertitosi alla dottrina del profeta Maometto sono diventati di pubblico dominio, si è aperto un ampio dibattito in città. L’amministrazione comunale del capoluogo ha da subito manifestato scetticismo e infine contrarietà, ma Paladini è andato avanti per la sua strada. E se l’operazione di acquisto della ex manifattura tabacchi di via Birago è rimasta sulla carta dopo qualche incontro preliminare, è invece andata a buon fine quella di un lotto nei pressi del campus di Ecotekne, tra Lecce e Monteroni: un’area di circa 9 ettari già destinata a servizi per l’università.

Per il momento l’università avrà sede in via Matteotti, ironia della sorte a una manciata di metri da Palazzo Carafa. Nei mesi scorsi l’imprenditore, nonostante la posizione del Comune di Lecce, ha incontrato sia l’arcivescovo di Lecce, Domenico D’Ambrosio, che il rettore dell’Università del Salento, Vincenzo Zara”. (dal giornale LeccePrima del 28/02/2015)

Non abbiamo paura!

Il nostro sostegno alle minacce ricevute da Massimo Bray #laculturachevince

Le minacce all’ex Ministro Bray continuano. Ci pare giusto e d’obbligo rimarcare un concetto espresso qualche tempo fa su questo portale e che vogliamo ribadire con forza anche oggi

 

“Non ho paura” …… anche quando sarebbe lecito averne

“Non ho paura” …… perché sto facendo la cosa giusta

“Non ho paura” ……. perché sento tante voci vicino e tante mani stringono le mie

“Non ho paura” ……. perché i Beni comuni appartengono a tutti e non sarà la violenza a privarcene

“Non ho paura” ……. perché la cultura è apertura e coraggio e mette in comunicazione tante teste e tante anime e proprio per questo fa paura

Non saranno le minacce ad arrestare quel processo di cambiamento che sta avvenendo nella percezione dei Beni comuni, delle nostre ricchezze

non sarà il silenzio muto di chi piega la testa per rassegnazione a frenare il moto lento e inarrestabile della nuova consapevolezza

non sarà un digrignare di denti a far arretrare quell’onda di rinnovata speranza, generata da chi ha operato fuori dai riflettori, ma con costanza e coerenza,

Sarà la rete tessuta intorno a quell’unica parola “CULTURA”, fatta di persone, di idee, di pensieri, di progetti  a dare forza  a chi, a turno,  si ingegnerà per tutti

Sarà la Cultura della Legalità a dare coraggio anche a chi non ha paura

Maria Giovanna Romano (direttivo manifestoCultura)

 

 

Il nostro circuito inizia a crescere!

A meno di un mese dall’inaugurazione (ancora nemmeno formale) del nostro circuito, fioccano le prime adesioni!

Siamo felicissimi di annunciare altre importanti adesioni al circuito ManifestoCultura. Diamo pertanto il benvenuto all’Associazione Culturale Sguardo sul Medievo di Emiliano Amici e Brindisi Medievale di Pierluigi Papa. Le due realtà culturali hanno, da subito e con molto entusiasmo, aderito alla nostra iniziativa.

A breve su questo sito una pagina contenente il “Manifesto” associativo, l’elenco dei gruppi aderenti al circuito, le modalità di partecipazione e i vantaggi offerti nel nostro #farerete insieme….. Insieme per essere più grandi, forti e visibili!

 

 

Circuito ManifestoCultura

#farerete e unirsi per essere più grandi

Il nostro intento iniziale è stato, sin dal primo giorno, unire le diverse realtà culturali italiane (singoli, gruppi e associazioni) per far rinascere un nuovo sentimento culturale nel Paese. Un sentimento di rispetto, protezione e valorizzazione per il nostro enorme patrimonio culturale, sotto tutte le forme. Siamo stati dall’inizio consapevoli che questo processo di valorizzazione non può e non deve essere una mera esclusiva governativa, statale, ministeriale e che gli addetti ai lavori, gli appassionati  ed anche i “clienti” della cultura, possono e devono collaborare per questo obiettivo. La cultura è un processo, un’insieme di discipline, un “bene” che riguarda ogni cittadino, ognuno di noi, e nessuno può dichiararsi “proprietario”.

In Italia agiscono migliaia di associazioni culturali medio-piccole a livello locale e nazionale. Associazioni e gruppi che vogliono crescere, cercano visibilità, meritano rispetto e riconoscimento, anche solo per la loro passione e spirito di sacrificio. Noi vogliamo che queste realtà si parlino e si mettano insieme creando un network non soltanto virtuale e “social”, ma anche reale, ovvero suddividendosi oneri e onori, preservando la loro legittima autonomia e scelta programmatica, ma mettendo insieme i loro diritti e doveri sotto un unico “consorzio”, “contenitore”, “CIRCUITO” (o chiamatelo come volete). Il nostro sforzo è legato a coloro che sono ai margini delle attenzioni mediatiche e ministeriali, fornendo loro, magari, anche supporto legale, editoriale, mediatico. Perché #farerete è fondamentale per tutti coloro che vogliono crescere. Restando soli non si potrà mai andare troppo lontano.

ManifestoCultura vorrebbe diventare questo, ma ha bisogno di tutti voi, anche delle vostre opionioni e suggerimenti.

 

            Vito Telesca
  Cons. ManifestoCultura
telesca@manifestocultura.it

 

 

DOMENICA 12 OTTOBRE TUTTE LE

FAMIGLIE AL MUSEO!

 

Più di 560 musei sparsi in tutta Italia domenica apriranno le loro porte a “Famiglie al museo” (www.famigliealmuseo.it), la splendida iniziativa che porterà migliaia di genitori e figli alla scoperta del nostro patrimonio artistico e storico. ManifestoCultura prende particolarmente a cuore questo argomento, sicuri che la cultura deve avere proprio questo tipo di approccio: semplice, conveniente, diffuso, capillare. Un #farerete che vogliamo fortemente spingere e pubblicizzare con tutti i nostri canali e le nostre forze. Per questo lasciamo qui sotto il link per accedere alla mappa nazionale dei musei che parteciperanno a questa splendida iniziativa e siamo pronti ad accogliere le testimonianze di genitori, bambini, operatori museali e di tutti coloro che vorranno lasciare la loro impressione su questa giornata. Manifestate Cultura!

http://www.famigliealmuseo.it/mappa/

 

Prima iniziativa del circuito ManifestoCultura

Lagopesole (Potenza) 27/09/2014, ore 18

Sabato 27 settembre ManifestoCultura apre le sue iniziative inerenti al suo “circuito”. Lo farà appoggiando e organizzando con StoriaMeridiana e il Comune di Avigliano (Potenza) il dibattito intorno al libro “Francesco e Federico, due giganti allo specchio”. La location è suggestiva e molto impegnativa, ovvero il castello normanno-svevo di Lagopesole. Una prima iniziativa che noi tutti ci auguriamo abbia un seguito. Vogliamo fare da cassa di risonanza, da stimolo e incentivo verso coloro che vogliono fare cultura e sono al di fuori dei grandi circuiti nazionali e internazionali. ManifestoCultura è nato in rete, dal basso, e in rete cerca la sua consacrazione. La stessa iniziativa è nata proprio grazie alla sinergia di forze unite dalle nuove frontiere dell’informatica. #farerete era e sarà il nostro motto e questa iniziativa è la dimostrazione di come internet e i social possano mettere insieme competenze, intelligente e volontà per sviluppare altra cultura. Per noi ci saranno, oltre all’autore del libro Vito Telesca, anche Fiorella Fiore e un amico di ManifestoCultura, il fotografo Vito Pace. Ovviamente sono gradite altre presenze. Assisteremo al dibattito su due tra i personaggi più studiati della storia e potremmo, contestualmente ammirare il castello di Lagopesole, il “museo narrante” in esso presente, oltre allo splendido scenario paesaggistico che il luogo propone.

Desideriamo ringraziare Leonardo Pisani, Vito Santarsiero e il Comune di Avigliano per aver organizzato questo evento che, speriamo, possa avere il successo che merita e ovviamente un seguito notevole.

 

Non abbiamo paura!

Il nostro sostegno alle minacce ricevute da Massimo Bray

 

“Non ho paura” …… anche quando sarebbe lecito averne

“Non ho paura” …… perché sto facendo la cosa giusta

“Non ho paura” ……. perché sento tante voci vicino e tante mani stringono le mie

“Non ho paura” ……. perché i Beni comuni appartengono a tutti e non sarà la violenza a privarcene

“Non ho paura” ……. perché la cultura è apertura e coraggio e mette in comunicazione tante teste e tante anime e proprio per questo fa paura

Non saranno le minacce ad arrestare quel processo di cambiamento che sta avvenendo nella percezione dei Beni comuni, delle nostre ricchezze

non sarà il silenzio muto di chi piega la testa per rassegnazione a frenare il moto lento e inarrestabile della nuova consapevolezza

non sarà un digrignare di denti a far arretrare quell’onda di rinnovata speranza, generata da chi ha operato fuori dai riflettori, ma con costanza e coerenza,

Sarà la rete tessuta intorno a quell’unica parola “CULTURA”, fatta di persone, di idee, di pensieri, di progetti  a dare forza  a chi, a turno,  si ingegnerà per tutti

Sarà la Cultura della Legalità a dare coraggio anche a chi non ha paura

Maria Giovanna Romano (direttivo manifestoCultura)

 

La cultura fa tremare l’illegalità

Non lo scopriamo di certo oggi, ma chi agisce può sbagliare, può cambiare le cose, può migliorarle (o peggiorarle) e può dare fastidio a chi le cose vorrebbe rimanessero ferme, inermi. È l’immobilismo che porta alla decadenza, alla rovina, alla distruzione. Il “non fare” provoca danni incalcolabili.

Negli ultimi mesi qualcuno ha deciso che qualcosa bisognava fare. Uno di questi è Massimo Bray che, da quando ha vestito i panni (e non solo) di ministro della Cultura, ha cambiato il modo di pensare e di fare “nella” e “per” la cultura italiana. Un atteggiamento propositivo che ancora fa scuola e che continua a dare i suoi frutti anche se quella carica non è più la sua. Questo fervore e attivismo concreto ha dato fastidio a qualcuno, magari abituato ad anni di oblio culturale, assecondato dalle vecchie classi dirigenti, colluse con il mondo politico, amministrativo e, ahimè, criminale. E si!, agire fa molto male, specie quando si agisce per il bene comune e quando il bene comune significa andare contro qualcuno che, la parola “bene”, la cambia sovente con “male”.

Il “bene comune” contro il “male comune“, l’agire per migliorare contro l’immobilismo del perpetuare. Come un lungo braccio di ferro, una lotta a due che, questa volta inverte i suoi rapporti di forza: il vento è cambiato, è la cultura a far tremare. Come quando, nella sicilia degli anni novanta, fu la legalità a vincere contro la mafia. Quei sacrifici (e non li elenco tutti perchè sono davverot anti) sono serviti a qualcosa. Ora la minaccia ad uno solo, ad uno di noi, sono la minaccia fatta ad un popolo intero. Ed un fronte unito non lo piega nessuno, specie se , questo “popolo” ha dalla sua parte l’arma invincibile ed eterna della cultura e della legalità.

La cultura non si batte, è “bene comune“, ed è “bene” saperlo. #iostoconbray

Vito Telesca (direttivo ManifestoCultura)

 

 

 

Incontro tra Bray e ManifestoCultura a Roma

e quel NOI che ci motiva

Si è svolto a Roma martedì 29 aprile l’atteso incontro tra ManifestoCultura e Massimo Bray. L’appuntamento è stato richiesto dal Consiglio Nazionale del Manifesto per stringere legami più stretti con Bray e il suo staff e programmare strategie comuni e azioni concrete per i prossimi mesi. L’incontro, avvenuto in un clima amichevole e di stima reciproca, è iniziato attraverso la concessione di omaggi (due libri) che MC ha voluto fare all’ex Ministro della Cultura in segno di riconoscimento sia per l’attenzione mostrata nell’ultimo anno, sia per ringraziarlo dell’opportunità del meeting romano.

All’incontro hanno partecipato Laura Tolomei, coordinatrice del ManifestoCultura e Maria Giovanna Romano costituente e consigliera del ManifestoCultura. Ha invece fatto gli onori di casa, oltre a Massimo Bray, anche Giovanni De Stefano. Il colloquio, durato circa 50 minuti, ha toccato vari punti e ha fatto emergere la comune volontà di continuare un percorso iniziato a giugno dello scorso anno ma che ora potrebbe avere sbocchi più concreti e meno “virtuali”. Il ManifestoCultura in effetti nasce dall’unione, dapprima virtuale e poi reale, di più realtà (singoli e non) disseminate nel territorio e ora cerca una “fase 2″, fatta di azioni tese a rafforzare il concetto del “fare” e dell’agire, in nome di una maggiore consapevolezza che l’Italia, il cittadino e tutte le realtà culturali, devono avere per valorizzare il proprio patrimonio artistico e culturale partendo da piccoli gesti, dalle periferie, da pezzi di patrimonio spesso dimenticati o ignorati e soprattutto dai più piccoli.

Quindi Bray ha innanzitutto mostrato grande interesse verso il “brand” ManifestoCultura e ha espresso l’intenzione di non lasciare questo “marchio” da solo, ma ha cercato e cercherà di legarlo a fatti concreti e soprattutto includerlo in un discorso di pluralità e di coralità dove non c’è più un soggetto autonomo che organizza e si evolve, ma un gruppo più o meno coordinato, che costituisce un “NOI” che include anche Massimo Bray oltre a tutti gli altri soggetti. Insomma, l’intenzione è legare tutte le realtà, piccole e meno piccole, che negli ultimi mesi si sono affacciate nel mondo dei social network con finalità culturali, lasciandole comunque crescere in autonomia, ma legandole ad un progetto di più largo respiro.

Nell’incontro si è parlato di riqualificazione delle periferie e delle aree urbane, di street art, di piccolo patrimonio artistico da proteggere e valorizzare, di coscienza culturale che deve partire dalle scuole e dai più piccoli, ma anche di tanto altro. Bray ha dimostrato di continuare ad essere “sul pezzo” (e su questo non vi erano dubbi) seguendo personalmente la crescita e lo sviluppo di realtà come ManifestoCultura, StoriaMerdiana, InvasioniDigitali, PompeiMia, StopBiocidio Caserta, i gruppi Igers d’Italia, MonumentiAperti in Sardegna, i Precari Cultura e le tante realtà culturali sparse nel territorio, dai poli archeologici e museali fino alle biblioteche di periferia,  nate anche grazie alla sua azione e vitalità, sia da Ministro della Cultura che da parlamentare, cittadino e professionista della cultura attento ai suoi temi.

Ci si è infine dati appuntamento ad una data futura per incontrarsi nuovamente, magari in un numero più ampio di partecipanti e possibilmente portare qualche azione concreta sul piatto.

Vito Telesca

ManifestoCultura

 

Stringiamoci per Pompei

 

ManifestoCultura sostiene e sponsorizza l’iniziativa di @PompeiMia “Stringiamoci per Pompei”, La catena umana intorno al Sito Archeologico. Domenica 4 maggio ore 10.30.  Si invitano tutti gli aderenti e simpatizzanti del Manifesto ad aderire all’iniziativa. Infoline https://www.facebook.com/events/641342389266277/?fref=ts. Per pulmann dalla Puglia è possibile contattare anche StoriaMeridiana (www.storiameridiana.it)

 

 

 

PER UNA VISIONE “STEREO” DEL RESTAURO
Valorizzazione-Restauro-Conservazione

E’ arrivato il momento delle scelte coraggiose, non si possono più seguire gli antichi schemi che tengono separati gli ambiti del Restauro dalla Conservazione e dalla Valorizzazione.

Finora si è giunti al restauro come ultimo approdo per un’opera che andava deteriorandosi, per fermarne il degrado, restituire un’unità di lettura, restituirla come valore alla comunità di appartenenza.

MA IL RESTAURO SI FERMA QUI!

Difficilmente oggi si prevede un piano di conservazione (già teorizzato e messo in pratica alla fine degli anni ’70 da Giovanni Urbani, Direttore dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma 1), ancor più difficile è dare la giusta valorizzazione a quel Bene, una volta restaurato.

Quanti esempi abbiamo, sotto gli occhi, di splendidi e costosi restauri che, senza alcuna manutenzione né valorizzazione, si sono “annullati” facendo di nuovo precipitare nello stato di precarietà e oblio l’opera d’arte?

La Reggia di Carditello, Napoli, è solo l’esempio più eclatante sotto i riflettori attuali, ma i casi sono davvero numerosi.

Quindi ora, ed è qui che interviene il coraggio delle scelte, non si può più prescindere dalla Valorizzazione e Conservazione se si vuole affrontare un restauro.

Chi ha il compito di indirizzare quelle scelte, non potrà più fare a meno di un piano di valorizzazione e conservazione, preventivo allo stesso intervento di restauro.

Le risorse economiche per i Beni Culturali non accennano ad aumentare ed è necessario, quindi, che i fondi stanziati per un intervento vadano a quelle opere che sapranno autopromuoversi e conservarsi, siano esse dipinti, sculture, architetture, paesaggi, centri urbani.

Valorizzazione significa rendere fruibile un Bene a molteplici utenti, senza mercificarlo né svilirlo, solo rendendolo più visibile, raggiungibile con mezzi di trasporto ecocompatibili, con orari flessibili, con apparati didattici e multimediali all’altezza delle nuove richieste, in lingue differenti.

E significa riabituare le comunità di appartenenza a prendersi cura, anche solo prestando attenzione, a quel Bene che è loro, e a sentirsene attratti ed affezionati.

Può sembrare una semplificazione, ma anche l’uso dei social network con la dovuta intelligenza e competenza, alimenta l’interesse per l’opera e, probabilmente spinge al viaggio.

Ciò che stanno facendo in questi giorni gli account twitter @a_bronzo e @BronzoB dei Bronzi di Riace, ha acceso di nuovo i riflettori su due opere splendide, che molti andranno a vedere, ma che ancora pagano la carenza di infrastrutture degne di un paese che dovrebbe vivere facendo conoscere il suo patrimonio.

Ed una volta restaurato e valorizzato, il Bene deve essere conservato, con piani di Conservazione programmata.

Conservazione significa pianificare, in un arco temporale stabilito, una serie di ispezioni sullo stato di salute di quel Bene: l’umidità dell’ambiente, la temperatura, eventuali danni da agenti atmosferici, il flusso massimo di visitatori.

Le continue attenzioni per quel Bene ed il controllo costante, prolungheranno la durata del restauro, eseguito con materiali e tecnologie sempre più moderne e meno invasive2.

Ed ancora, un altro strumento utilissimo per la Conservazione è la “Carta del Rischio”, progetto iniziato nel 1992 e presentato nel 1995.

Dalle parole del Direttore del progetto, Pio Baldi3:

La “Carta del Rischio” del patrimonio culturale e’ un progetto dell’Istituto Centrale del Restauro in continuità con una linea di ricerca che nasce dall’idea di restauro preventivo di Cesare Brandi e si sviluppa attraverso le elaborazioni di Giovanni Urbani sulla manutenzione programmata. L’idea forza che sta alla base della “Carta del Rischio” e’ quella di individuare sistemi e procedimenti che consentano di programmare gli interventi di manutenzione e restauro sui beni culturali architettonici, archeologici e storico-artistici in funzione del loro stato di conservazione e dell’aggressività dell’ambiente in cui sorgono. Il termine programmare inteso nel concreto significato di ottenere informazioni utili per prevedere, e quindi decidere in anticipo, quali interventi debbano essere effettuati con maggiore urgenza, sia in termini di tempo entro cui intervenire, sia in termini di costi che si dovranno sostenere, con l’obbiettivo di evitare il rischio di perdite o danneggiamenti. Tale esigenza diventa una necessità se si pensa alla grande rilevanza del patrimonio culturale italiano, alla scarsezza dei mezzi finanziari disponibili per la sua conservazione, al conseguente obbligo di sfruttare nel modo migliore tutte le risorse e di superare la continua rincorsa alle emergenze. Al termine della realizzazione di questo progetto saranno disponibili, per il Ministero e per le Soprintendenze, nuovi strumenti di conoscenza e nuove procedure di analisi per facilitare la sorveglianza e il monitoraggio dello stato di conservazione del patrimonio culturale con l’obbiettivo di indirizzare e ottimizzare gli interventi di conservazione”.

Anche la Carta del Rischio, perciò, può dare serie indicazioni oggettive su quali Beni intervenire in via prioritaria, senza sprechi né scelte di tipo “mediatico”.

L’implementazione della Carta del Rischio, oltre che fornire una serie di priorità, avrebbe il merito di catalogare con serietà l’enorme nostro patrimonio, consentendo a molte figure professionali che operano nel campo della cultura, di mettere finalmente in pratica, con adeguata remunerazione,ciò che hanno studiato con fatica e poca gratificazione.

A questo proposito è indispensabile leggere “Per un rilancio della Carta del Rischio”, intervento di Pietro Petraroia , che è stato, ed è, un grande promotore del progetto4.

Alla luce di queste considerazioni, la futura programmazione economica degli interventi di restauro non potrà non tenere conto delle nuove variabili quali valorizzazione, conservazione, Carta del Rischio, finanziamenti sempre insufficienti.

Un intervento di restauro, pertanto, non potrà più limitarsi a se stesso, ma dovrà diventare “progetto in evoluzione” e dovrà coinvolgere molti attori, Enti di tutela, professionisti della Cultura, economisti, scuole, ma soprattutto cittadini e fruitori, che garantiranno la vita futura dell’opera d’arte, a prescindere dalla sua grandezza e dalla sua importanza.

E più sarà grande l’empatia che una comunità mostrerà per il suo Bene, più la sua conservazione sarà duratura.

Maria Giovanna Romano – Cons. Manifestocultura – Coord. Tav.1

1 G. Urbani, Piano pilota per la Conservazione programmata dei Beni Culturali in Umbria, Roma, 1975

 

2 S. Della Torre, La conservazione programmata del patrimonio storico-architettonico. Linee guida per il piano di manutenzione e consuntivo scientifico, Milano, 2003

 

4 Pietro Petraroia, Per un rilancio della Carta del Rischio, Scienza in Rete, 11 gennaio 2013 http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/rilancio-della-carta-del-rischio

 

 

 

IL BANDO “500 GIOVANI PER LA CULTURA” PER NOI E’ DA RIVEDERE!

E’ stato pubblicato il 6 dicembre scorso il bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo “500 giovani per la Cultura”. Un bando fortemente atteso dai professionisti del settore “digiuni” dal 2008 di un concorso nazionale e motivati da una grande speranza dopo il varo, ad agosto, del decreto Valore Cultura, in cui il Presidente del Consiglio Enrico Letta con grande enfasi aveva annunciato che avrebbe dato “ lavoro a 500 giovani per la Cultura“.

Ed è stata un’amara sorpresa quella che questi giovani si sono trovati davanti. Si parla di un bando destinato alla formazione, ovvero un “tirocinio”, che tocca però 35 ore lavorative, per un compenso al lordo, di 5000 euro annui, comprensiva della quota relativa alla copertura assicurativa”.Ovvero 3,50 all’ora. Nessun giorno di ferie, nessun rimborso, nessun buono pasto.

I requisiti che si chiedono sono di alta professionalità, e il sospetto è che si ricerchi dietro queste competenze più che giovani motivati per un percorso formativo, personale altamente qualificato, come d’altra parte avrebbe fortemente bisogno tutto l’organico delle Soprintendenze, ma a costo zero. Una necessità che cozza con le voci di spesa del Ministero , da sempre destinato alle briciole dei bilanci del Governo. Pur comprendendo la situazione di crisi che affronta tutto l’apparato, non si può pretendere di reclutare professionisti laureati con il massimo dei voti e con competenze specifiche, per sottoporli ad un lavoro di 8 ore al giorno con un riconoscimento di “indennità”.

Non si può perchè questi professionisti hanno visto nel Ministro massimo Bray un portatore d’aria nuova, la speranza di un’inversione di rotta rispetto alla tendenza disastrosa inaugurata con la seconda legge 285 del 1977, che ha “bruciato” intere generazioni di professionisti dei Beni Culturali, costringendoli ad emigrare o a cambiare lavoro dopo anni e anni di studio e sacrifici o ad essere considerati e trattati quali “professionisti di serie B”.

Non si può perchè è il tempo delle scelte coraggiose, e questo bando è la negazione di tutto questo, l’ennesimo ritorno al passato, l’ennesima constatazione del reale Valore che si dà alla cultura in questa Nazione, a dispetto di quanto detto dal Presidente del Consiglio Letta che dichiarava che il Decreto Valore Cultura era un “Primo segnale di inversione di tendenza: attrarre investimenti nella cultura è tra le nostre priorità“. 

Parole che di fronte a quanto scritto nel bando risultano essere l’ennesima presa in giro per una categoria di professionisti tra le più bistrattate in Europa. Si utilizzino i pochi fondi disponibili a progetti mirati, realtà d’emergenza, stabilendo le priorità, creando un programma a lungo termine, questo è quello di cui c’è bisogno ora, non di cifre che servono a slogan pubblicitari che nulla apportano alla tutela e alla valorizzazione del Patrimonio Culturale. Si può premiare l’eccellenza, assumendo meno personale,ma con un compenso più alto,che riconosca ai professionisti del settore la giusta dignità lavorativa. Ma soprattutto sarebbe ora di stanziare qualche spicciolo in più per la Cultura. Iniziamo a dare, per favore, un reale significato alla parola VALORE.

ManifestoCultura

POMPEI: un impegno costante e trasversale.

ManifestoCultura per #salviamopompei

“Il sito archeologico di Pompei rappresenta anche per noi di #ManifestoCultura una priorità assoluta, un punto di partenza, oltre che un simbolo catalizzatore del nostro comune interesse. L’abbandono di questa meraviglia, i mille problemi gestionali e organizzativi, per non parlare delle vergognose infiltrazioni camorristiche, sono oggi più che mai sotto la lente d’ingrandimento non solo degli italiani ma dell’Europa e del Mondo intero. Ci sembra inutile giocare a trovare un capro espiatorio: lo diciamo chiaramente, i crolli non sono colpa dell’attuale Ministro, come non lo sono di quelli precedenti. Pompei, come del resto la Cultura, in Italia è un argomento che DEVE prescindere da ogni calcolo, convenienza o interesse politico. Nel gioco al massacro, troppo spesso per futili motivi, gli unici ad andarci veramente di mezzo e ad essere massacrati sono gli antichi muri, le decorazioni musive, le testimonianze umane. I crolli sono colpa di un’incuria e di una cattiva gestione che vanno avanti da ormai troppi anni e che oggi vanno assolutamente e definitivamente risolti. Non è solo una questione di trovare fondi, se i fondi si trovano poi occorre spenderli bene, pianificandoli al meglio. Non è solo una questione di nomine: occorre ad esempio che sia posto al vertice del progetto “Grande Pompei” una personalità di indubbio valore tecnico, come un archeologo. La cura di Pompei non può fermarsi nell’attesa di qualsiasi cosa. Occorre continuare con le opere di manutenzione ordinaria per evitare ulteriori danni, occorre produrre (e pubblicare) una seria ed efficace pianificazione delle problematiche strutturali e di degrado che vanno assolutamente sistematizzate/schematizzate per poter intervenire presto e bene. Occorre fare sistema. Occorre non piangere più. Conservare, oltre che i frammenti del passato, anche immutati la Speranza e l’Ottimismo.

L’iniziativa che abbiamo deciso di appoggiare #SalviamoPompei @SalviamoPompei ci sembra un segnale forte in vista delle decisioni importanti di questi giorni. Un segnale che dovrebbe far capire che Pompei è davvero Patrimonio di tutti e dal basso, nel modo che ci sembra più congeniale, ognuno di noi può fare la sua parte. Non pretendiamo certo di causare una nuova eruzione del Vesuvio… Diamo il nostro contributo affinché se ne parli e seriamente. Per questo, oltre che su twitter, invitiamo in questi giorni tutti gli amici e gli aderenti a subissare di mail e prendere di mira gli organi di stampa e di informazione, le trasmissioni televisive più importanti e più seguite. Questo perchè, a partire da un primo argomento così delicato come Pompei, tutti capiscano, governo e istituzioni in primo luogo, che in Italia la Cultura deve trovare uno spazio degno e appropriato, per ragioni non solo conservative, testimoniali, economiche ma soprattutto per ragioni semplici di cuore e spirito, con l’auspicato ritrovamento, attraverso la cura per la nostra Grande Storia, di un sano e perduto orgoglio nazionale.”

 

L’Unico Manifesto per la Cultura che parte dal basso

Il Manifesto è nato il 29 giugno scorso attraverso la sinergia di menti e professionalità diverse che hanno ritenuto opportuno mettersi insieme per andare oltre la solita “lagnanza” relativa alla lentezza burocratica-amministrativa nella gestione del nostro Patrimonio Culturale che ha bisogno non solo di critiche ma soprattutto di proposte e di strumenti. Quindi l’ultimatum dato a Pompei dall’Unesco il 29 giugno scorso e rinvigorito dall’editoriale apparso su StoriaMeridiana.it ha dato la scintilla dell’indignazione ma anche dell’operatività e del “Fare”, proprio come il decreto Letta-Bray sui Beni Culturali.
In due mesi abbiamo raccolto 104 adesioni di professionisti e semplici appassionati di questi temi (ci sono molti studenti e anche pensionati!) e da qualche giorno sono partiti i contatti tra gruppi di lavoro e aderenti per mettere mano concretamente ai suggerimenti che questa iniziativa vuole offrire al Ministero preposto.

Domanda: è necessario un nuovo manifesto? Lo hanno fatto Legambiente, Il Sole24ore, Repubblica… insomma un po’ tutti. La risposta è si e il motivo è chiaro: il nostro è un manifesto che parte dal basso, sia dagli addetti ai lavori (restauratori, architetti, ingegneri, archeologi, ecc..) che da professionalità diverse (studenti, giornalisti, studiosi di arte e storia, pensionati e semplici “turisti”) ovvero i consumatori finali del prodotto-cultura. Non da media, associazioni istituzionalizzate, e gruppi altri(o “caste”?). Ecco perché il nostro Manifesto è diverso; è altro. Ed ecco perché lo riteniamo importante e non un doppione.
Il nostro obiettivo, poi, non è solo pubblicare quattro punti e mandarli al Ministero, ma iniziare un percorso di collaborazione definitiva, permanente e costante tra aderenti di ogni tavolo, per creare proposte e incontri anche in futuro. Un impegno continuo e duraturo tra aderenti che vogliono contribuire a risollevare le sorti culturali di questa nostra ITALIA.
Impegno arduo quindi.
Il ManifestoCultura ora ha un sito autonomo e indipendente ed ha quindi l’opportunità di crescere con le sue gambe e lo farà grazie ad un patto che i Costituenti e i coordinatori dei gruppi di lavoro si sono dati a Pompei il 28 e 29 settembre scorso. Il patto prevede un’organizzazione più efficace, un team di poche persone teso al rispetto di piccole e semplici regole di convivenza e di programmazione. Il tutto in assoluta democraticità e trasparenza. Un luogo soprattutto sinergico e aperto, dove le idee non sono chiuse e lasciate alla valutazione di “pochi eletti” ma ad uso e consumo di chi ha sete di cultura e soprattutto rivolto a chi lavora in questi ambiti. In questo sito inseriremo i nostri contenuti, le nostre poche regole di convivenza, le nostre iniziative e idee.
Un diario nel quale tutti sono invitati a scrivere e un viaggio dove tutti sono invitati a partire. Nessuno si senta escluso. La cultura non è per pochi eletti ma appartiene a tutti.
Zaino in spalla… si riparte!

A breve ripartirà la campagna adesioni. Ci aspettiamo una partecipazione larga e soprattutto attiva.
ManifestoCultura
twitter @manicultura


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