ISTRUZIONE E FORMAZIONE: CULTURA DEL PATRIMONIO, PATRIMONIO DELLA CULTURA

Premessa: gli spunti di riflessione che seguono si basano su un principio. Si difende (e quindi si tutela) ciò che si ama e si sente proprio. E questo avviene solo attraverso la conoscenza. Nelle scuole la storia dell’arte è risicata a pochissime ore, è considerata materia di serie C, la conoscenza del proprio patrimonio nulla. E’ fondamentale partire dalla formazione per creare adulti non solo consapevoli di ciò che li circonda, ma che amino e sentano il dovere di difendere i propri tesori artistici. I bambini devono diventare sentinelle del patrimonio: è necessario intervenire nelle vistose lacune della struttura scolastica creando percorsi a latere dei programmi ufficiali, coordinando le realtà associative che lavorano in questo campo. Portare l’arte nelle scuole e i bambini nei Musei. Nel rapporto tra Istruzione e Beni Culturali manca, di fatto, una linea programmatica ministeriale coerente. Risale infatti al 1998 l’ultimo accordo quadro tra i due ministeri, cui, però, ad oggi, con la riduzione delle ore di insegnamento della storia dell’arte negli istituti tecnici e una disattenzione sempre maggiore all’insegnamento nelle scuole primaria si è dato un sonoro scossone negativo.

Mancando quindi una linea ministeriale, cosa si può fare dal basso? Qui qualche riflessione:

1. Scriveva Giuseppe Pelli Bencivenni della necessità di portare i giovani nei Musei per conoscere il bello, e riconoscerlo poi nella vita. Un concetto espresso anche da Peppino Impastato in queste parole: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”. Conoscere e rispettare la bellezza è prima di tutto un dovere civico.

2. Puntare in maniera massiccia l’attenzione sulla riduzione delle ore scolastiche dedicate all’insegnamento della storia dell’arte e, quindi, trovare forme di collaborazioni nuove con la struttura dell’Anisa, di modo da poter collaborare con esse e creare un movimento di protesta dal basso che coinvolga non solo gli insegnanti, ma anche gli operatori culturali. Un intervento in netta controtendenza a altri Paesi europei dove, invece, la storia dell’arte viene introdotta come obbligatoria (vedi la Francia). Questo provvedimento non solo mira a ridurre la conoscenza di una materia così vasta di contenuti, ma lo stesso carico di lavoro, maggiorato dal corpo insegnante non può che portare ad insegnare poco e male la storia dell’arte.

3. Parola d’ordine: creatività! Cit: “Ecco perché, fin dai primi anni di scuola, l’educazione all’arte e ai suoi molteplici linguaggi espressivi (visivo, musicale….) può essere l’asse privilegiato attorno a cui far muovere l’intero processo di apprendimento. Non si tratta solo di trasmettere informazioni sulla musica o sull’arte, ma di stimolare nelle bambine e nei bambini la capacità di inventare, di interpretare, di creare conoscenza. Di mettere pienamente a frutto la mente a doppio taglio, di cui parlava Arnheim , che permette sia l’intuizione percettiva che la standardizzazione intellettuale dei concetti, facendo apprezzare quanto sapido possa essere il gusto del sapere. Senza sottovalutare che tramite l’educazione al patrimonio si possono veicolare valori fondamentali di educazione civica, di sensibilizzazione alla tutela e alla salvaguardia dei beni storico-artistici, cosa che è ampiamente provato e teorizzato si verifichi fin dalla tenera età” (Clara Rech, presidente Anisa).

4. Nella frammentazione dei saperi anche un maestro o un insegnante ben preparato non può sapere tutto. Ecco quindi che bisogna coinvolgere in un unico processo le associazioni, gli operatori museali per portare la scuola nel museo, e il museo nella scuola, attraverso corsi integrativi. Realtà che di sicuro già esiste, ma anche in questo caso si muove soprattutto sull’offerta didattica dei musei (e quindi alla sensibilità del genitore o dell’insegnante che porta i bambini a vedere la mostra) . Come si può portare il museo nella scuola?

5. Il valore della bellezza: è necessario conservare e trasmettere il senso della “bellezza”, intesa nel suo significato più ampio, la bellezza dell’arte, della natura, del nostro patrimonio paesaggistico, architettonico, storico-artistico, archeologico, ecc.

In una società che ha smarrito ogni senso di dignità e bellezza, dovremmo recuperare i valori da trasmettere, ai più piccoli in primis, e a tutti i cittadini in generale, valori che rappresentano il nostro passato ed il nostro futuro.

Bisogna ripartire dal concetto di cultura come bene comune e come diritto.

6. Ricostruire il ruolo della storia dell’arte: come strumento di formazione di senso civico e di educazione alla cittadinanza; a questo proposito bisogna giungere ad una nuova e maggiore consapevolezza ed educare i cittadini tutti su questi principi: la storia dell’arte ha una grandissima utilità sociale, è una risorsa da valorizzare che deve parlare alla società e alla comunità.

7. Sviluppo di una cittadinanza attiva: è fondamentale che si sviluppi, in primis nei giovani, un atteggiamento di maggiore consapevolezza, di cittadinanza attiva, che permetta loro di riflettere sulle tradizioni, sulla loro identità, che è nello stesso tempo la loro eredità ed il loro futuro.

È importante fare in modo che i giovani italiani abbiano l’opportunità di arricchire la loro conoscenza storico-artistica del ricco patrimonio italiano, capirne le potenzialità e le sue caratteristiche, da qui sicuramente potrà nascere un maggiore apprezzamento del proprio paese, ed un consapevole senso di rispetto e tutela.

8. Una nuova e maggiore conoscenza: Tutto parte dalla conoscenza: diffondere la conoscenza del patrimonio laddove essa manca o non viene particolarmente presa in considerazione, può diventare lo strumento più potente per creare adulti consapevoli in grado di gestire in prima persona, ciascuno nel proprio piccolo, il proprio tesoro artistico.

Una nuova e maggiore consapevolezza se coltivata bene nel tempo potrà portare oltre allo sviluppo sociale, anche quello economico e territoriale, grazie al contributo di future generazioni pronte e preparate.

9. Stimolare i giovani: è fondamentale potere aiutare i giovani a scoprire la varietà dell’offerta culturale, dando loro gli strumenti per orientarsi. La scuola dovrebbe inventare una sorta di nuova educazione artistica.

Coordinatore: Martina Caragliano, caragliano@manifestocultura.it

Co-coordinatore: Fiorella Fiore: fiore@manifestocultura.it

1 commento

  1. patrizia scrive:

    Condivido pienamente i concetti riportati di conoscenza, di cultura del bello, ma soprattutto della necessità di rendere consapevoli le nuove generazioni dell’immenso patrimonio culturale che abbiamo ereditato. Da qualche anno però, come insegnante, mi pongo una domanda a cui non so o forse non voglio rispondere: chi ci può aiutare a trasmettere ciò che anche noi abbiamo appreso, condiviso ed imparato ad amare perché, nonostante passato è parte imprescindibile del presente?
    Sicuramente non i funzionari dell’Istruzione che continuano ad emanare decreti e riforme volti solo a distruggere l’Istituzione Scolastica, in nome di un aleatorio “diritto allo studio”; ma neanche quelli dei Beni Culturali che, troppo impegnati a discutere di vere o presunte priorità o semplicemente impantanati nelle acque stagnanti della burocrazia, non si avvedono che nel frattempo il nostro patrimonio artistico – culturale sta letteralmente crollando.
    Più ampiamente comunque, ritengo che il problema non sia circoscritto alla storia dell’arte, ma anche alla lingua latina, alle verità storiche che vengono piegate e deformate ad uso e consumo di qualcuno, insomma alle nostre “radici classiche” che vogliono a tutti i costi farci rinnegare e cancellare.
    Ecco perché molti insegnanti come me, ritengono ancora doveroso scuotere le coscienze dei giovani, cercare di far affiorare in loro l’orgoglio di discendere da una illustre civiltà e di sentirsi in obbligo di trasmetterla a loro volta.
    Purtroppo però, ci si scontra con una realtà studiata e costruita ad arte e da tempo da chi ha, volutamente, manipolato le menti suggestionabili dei ragazzi e non solo.
    Chi si preoccupa se un giorno Pompei crollerà definitivamente? Perché rovinarsi la vita se nei centri storici, edifici di pregio, vengono imbrattati da scritte?
    Perchè mai angustiarsi se qualche museo o monumento storico dovesse chiudere?
    Assolutamente no! L’importante è avere in tasca l’ultimo modello del cellulare appena uscito, non perdersi il programma televisivo – spazzatura tanto atteso, fare tardi il sabato sera con gli amici bevendo al punto di perdere ogni controllo di sé, emulare i comportamenti di qualche dubbio ed ambiguo personaggio dello spettacolo, cercare emozioni nuove ed estreme (non ha importanza come) perché, nonostante tutto, ci si annoia…….
    Dopo anni di martellamento incessante e subdolo di tali modelli e stili di vita, a chi interessa conoscere e mantenere vivo il nostro unico ed insostituibile patrimonio storico, artistico e culturale?
    Se si “aggiustano” i piani di studio dei licei e della scuola in generale, tagliando le ore curricolari di materie altamente formative, chi se ne avvede? Chi protesta indignato?

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